Quando un’esperienza diventa un libro
di Elisa Mayregger
direttrice di Pro.Ges. Trento
Ci sono momenti, nel lavoro di una Cooperativa, in cui ci si ferma per un istante e ci si rende conto che qualcosa che abbiamo costruito nel tempo è diventato più grande di quanto immaginassimo e ha bisogno di essere scritto. "Per una cultura del fuori", il nuovo libro di Pro.Ges. Trento pubblicato da Edizioni Junior, è uno di questi momenti.
La pubblicazione, uscita il 15 luglio 2026, raccoglie e restituisce il percorso che la nostra Cooperativa ha sviluppato negli anni intorno all’Outdoor Education. Un percorso fatto di formazione, ricerca, sperimentazione e, soprattutto, di quotidianità: quella vissuta ogni giorno nei nostri servizi, accanto alle bambine e ai bambini, insieme alle équipe educative e alle famiglie.Siamo particolarmente orgogliosi di questa pubblicazione perché non rappresenta semplicemente un libro. Rappresenta un modo di intendere il lavoro educativo e, in qualche modo, racconta una parte di ciò che siamo.
L’Outdoor Education, per noi, non è soltanto “stare fuori”. È una scelta pedagogica e culturale. Significa riconoscere che la terra, l’acqua, il vento, le stagioni, la luce, gli elementi naturali e gli spazi aperti possono diventare autentici compagni di esperienza. Significa permettere ai bambini di muoversi, esplorare, sporcarsi, osservare, incontrare l’imprevisto e costruire conoscenza attraverso il corpo e la relazione con ciò che li circonda.
Ma significa anche, per noi adulti, imparare a guardare diversamente. Lasciare un po’ andare il controllo, accogliere ciò che non avevamo previsto, fidarci delle possibilità dei bambini e avere il coraggio di interrogarci continuamente sulle nostre pratiche educative.
Per una cultura del fuori nasce proprio da questo desiderio di fermarsi e dare valore a un percorso. Le autrici sono le pedagogiste della Cooperativa, ma sento che questo libro appartiene a una comunità professionale molto più ampia. Appartiene alle coordinatrici interne, alle educatrici e agli educatori, alle persone che ogni giorno aprono le porte dei nostri servizi e accompagnano i bambini nelle loro scoperte. E appartiene, prima ancora, alle bambine e ai bambini, che con il loro modo unico di abitare gli spazi ci hanno insegnato e continuano a insegnarci a guardare il mondo.
Per questo, quando ho avuto tra le mani la prima copia del libro, ho pensato soprattutto alle tante persone e alle tante esperienze che, pagina dopo pagina, lo hanno reso possibile.
Il 31 luglio abbiamo voluto condividere questo momento con i colleghi e le colleghe della Cooperativa, attraverso una piccola presentazione del volume. È stato un incontro semplice, ma molto emozionante. Vedere il libro tra le mani delle persone che fanno parte della nostra quotidianità, raccontarne la storia, sfogliarlo insieme e riconoscere nelle sue pagine pezzi di esperienze vissute nei nostri servizi ha dato un significato ancora più profondo a questa pubblicazione.
Perché un libro, quando nasce da un’esperienza collettiva, non è mai soltanto di chi lo scrive. È di chi quella esperienza l’ha immaginata, sostenuta, sperimentata. È di chi ha provato, sbagliato, ricominciato. È di chi ha osservato un bambino giocare fuori sotto la pioggia e ha scelto di non interromperlo. È di chi ha visto in una pozzanghera, in un pezzo di legno, in una manciata di terra o in una foglia qualcosa che poteva diventare esperienza, ricerca, scoperta.E forse è proprio questo che più ci piace del nostro “fuori”: ci ricorda che non tutto deve essere già deciso, organizzato e previsto. Che possiamo ancora lasciarci sorprendere. Che possiamo uscire dagli spazi conosciuti e, insieme, trovare nuove strade.
Come direttrice, sento che questa pubblicazione rappresenta anche questo: la capacità della nostra Cooperativa di continuare a crescere, a interrogarsi e a trasformare le esperienze in pensiero condiviso.
Per una cultura del fuori è quindi un traguardo, ma soprattutto un nuovo punto di partenza.
Un invito a continuare a uscire. A guardare. A fare domande. A lasciarci sorprendere.
Perché, a volte, è proprio quando usciamo dai confini che conosciamo che scopriamo possibilità che non avevamo ancora immaginato.
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