Tra verde, pensiero e inclusione: una giornata di ispirazione a Reggio Emilia
di Veronica Bissa
Con grande piacere condividiamo il racconto di un’esperienza intensa e profondamente significativa vissuta dalla Direzione di Pro.Ges. Trento e dalle Coordinatrici dei servizi nidi che gestiamo, in occasione della giornata del 3 dicembre trascorsa a Reggio Emilia. Una scelta non casuale, ma intenzionale: Reggio Emilia rappresenta da sempre un punto di riferimento per chi, come noi, sta lavorando con convinzione sulla costruzione di contesti educativi inclusivi , capaci di garantire pari opportunità e di accogliere ogni bambino nella sua unicità.
La mattinata ci ha accolti al Nido Verde di Reggio Emilia, servizio gestito con grande professionalità e cura dalle colleghe di Proges. Parma. Un nido che, già nel nome, racconta molto di sé: immerso nelle campagne e circondato dal verde, nasce in un contesto naturale che invita alla calma, all’ascolto e alla relazione. Ma ciò che più ci ha colpiti è stato respirare, fin dal primo ingresso, un clima autenticamente inclusivo.
Un nido pensato davvero per tutti, dove i gruppi sono misti, le proposte educative diversificate e flessibili, e ogni bambino trova spazio per esprimersi secondo i propri tempi, interessi e modalità.
Il verde e la natura non restano fuori, ma entrano negli spazi e nelle esperienze quotidiane: materiali naturali, luce, colori e scelte pedagogiche coerenti creano ambienti accoglienti, accessibili e capaci di parlare a tutti i bambini. Qui l’inclusione non è un principio astratto, ma una pratica quotidiana che si traduce in attenzione, cura e possibilità concrete. La pedagogia si fa viva, incarnata, e il bambino è riconosciuto come protagonista competente, portatore di risorse e linguaggi differenti.
Nel pomeriggio, il trasferimento al Centro Internazionale Loris Malaguzzi ha ampliato ulteriormente lo sguardo, rafforzando il senso e il valore di quanto osservato al mattino. Un luogo che è memoria, presente e futuro del pensiero pedagogico reggiano, e che rende evidente come la visione dei cento linguaggi del bambino sia, prima di tutto, una potente dichiarazione di inclusione.
Attraversare le sue sale significa incontrare un’idea di infanzia ricca, plurale, capace di esprimersi in molti modi e di trovare, in contesti pensati e progettati con intenzionalità, le condizioni per far emergere ogni potenzialità.
I due contesti, diversi ma profondamente connessi, hanno generato emozioni autentiche: stupore, entusiasmo, gratitudine. Ma soprattutto hanno rafforzato la consapevolezza che l’inclusione si costruisce nei dettagli, negli spazi, nelle relazioni, nelle proposte e nello sguardo adulto che accompagna.
Rientriamo da questa giornata con nuove domande, nuove ispirazioni e con la conferma che lavorare per nidi davvero inclusivi, dove si respiri pari opportunità e dove ogni bambino possa sentirsi riconosciuto, è una strada possibile e necessaria. Una strada che passa dalla meraviglia, dall’ascolto e da una pedagogia capace di accogliere tutti e ciascuno.
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